Giacomo

Giacomo era arrivato con una busta piena di bollette. La stringeva sottobraccio tanto era capiente. “Dunque Giacomo a quanto ammonta questo debito?” “880 euro” aveva risposto.

Giacomo vive con suo figlio di 13 anni in un appartamento di famiglia che è prossimo evidentemente all’oscurità se non si riesce a evitare lo stacco. “E quando potrebbe avvenire questo stacco?” – gli chiesi – “A momenti” aveva risposto. Ma oggi tutto funziona ancora? “Si” E hai roba in frigo per te e tuo figlio ?” “Si, non dovrebbe mancare nulla.”

Giacomo lavora con un contratto ad ore come educatore per ragazzi in una scuola che lo chiama quando c’è da sostituire un collega assente. E’ un precario da 600 euro al mese. La moglie l’ha lasciato alcuni anni fa. Dopo ha perso il lavoro. Da allora si è affannato a resistere, scivolando giù per una strada che si è fatto via via più ripida e buia. Un tunnel dal quale nessuno riusciva a liberarlo. Suo padre anziano ma facoltoso, non gli rivolge più la parola da anni. Lo rimprovera di essere stato sempre un buono a nulla.

Ma alla fine del tunnel c’era una partita di basket con amici. Là, negli spogliatoi, sulla soglia della doccia, è caduto privo di sensi. Un amico comune, medico e rianimatore, vista la gravità della situazione gli ha praticato il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca e lo ha tenuto in vita. Finchè poi è arrivata il defibrillatore a rianimarlo. “Potevo morire e non sarebbe stato male per nessuno” – ha scherzato.

“Ok” – riprendo – “ma per andare al lavoro domani hai l’auto a posto?” “Da poco mi hanno spostato il turno in un istituto che è vicino a casa, così posso raggiungerlo in bicicletta”. “Va bene, allora hai tutto” – gli dico – “Delle bollette parliamo quando ti avranno staccato i servizi.” Ho confidato in Gesù perchè nemmeno io avevo gli 880 euro. 

“Però – ho aggiunto – quando finisce la scuola, vieni qui da noi e vediamo cosa possiamo fare”. Passano i giorni e di Giacomo non sento niente. Arriva il giorno seguente la fine delle scuole e anche Giacomo arriva come previsto. E’ più sollevato, scherza con noi e non parliamo di soldi. 

E’ venuto in quei giorni da noi un ragazzo di 18 anni, Riccardo a fare uno stage. Si affiancano e lavorano un pò insieme. Tre giorni soltanto perchè il venerdì Giacomo non viene : è tornata la moglie e a casa sono ricominciati i litigi. Aspetto che le cose si calmino ma poichè al mercoledì successivo ancora non viene lo chiamo preoccupato. 

“Ciao – mi dice con tono entusiasta – sai cosa è successo mi sto preparando perchè domani ho un colloquio di lavoro” “Davvero?” – dico – “E come mai?”. “La settimana scorsa mentre ero lì in Spei ho deciso di mandare via un curriculum ad una cooperativa sociale (che avevo già contattato senza successo nel passato) e mi ha convocato per domani! Speriamo bene perchè ci sono diversi candidati.” “Beh- gli dico strizzando l’occhio all’immagine di Maria davanti a me – preghiamo per te, ma mi raccomando vieni domani sera alla riunione del giovedì così ci racconti come è andata”.

Il giorno dopo Giacomo arriva quasi per primo alla riunione. Dopo il colloquio si è fiondato da noi. “Mi hanno assunto” – urla raggiante. “io rimango sbigottito per la velocità. “E sai perchè? Ero l’unico che si è presentato! Gli altri hanno avuto degli impedimenti e non sono riusciti a venire! Pensa ho un contratto da 8 ore al giorno per 1200 euro al mese!.”

Le parole di Giacomo volano nella stanza come musica gioiosa: è la gioia di un bambino che torna a casa dai genitori lanciando in aria il quaderno perchè finalmente ha fatto il compito migliore della classe. Grazie Maria, regina della famiglia.