Il futuro del cuore

«Avrei dovuto realizzare un documentario sulle coste del Mediterraneo per il direttore di Raitre Paolo Ruffini – premette Olmi – Sapete, alla mia età ormai si vive di ossessioni e la mia ossessione è la figura di Gesù Cristo.

Non ne trovo di altrettanto luminose nella storia. Così, avevo in mente un viaggio sulle rive dei nostri mari per documentare attraverso dei volti, dei gesti, anche un disagio, le tracce di un Gesù attuale. Che però ci desse uno sguardo sul futuro, un futuro di sentimenti più che di orologi».

Purtroppo una caduta ha costretto il regista a una lunga immobilità, rendendo impossibile la realizzazione di un’opera itinerante.

«A quel punto, anziché viaggiare io alla ricerca dei miei personaggi, ho pensato che li avrei scelti e convocati in un posto. L’idea centrale si svolge attraverso le storie di una trentina di personaggi, in gran parte africani, molto diversi da noi».

Ma questa diversità, anziché essere solo motivo di conflitto, diverrà occasione di arricchimento e completamento. «In fondo, l’Africa è la terra delle origini, ritornando alle quali possiamo scoprire il nostro domani», sostiene il cineasta.

Il villaggio di cartone (4 milioni di budget totali) si svolge tutto all’interno della chiesetta alta 15 metri, la sacrestia e la canonica fatte costruire all’interno del palazzetto dello sport di Bari, dove si muovono un vecchio prete (Lonsdale), il sacrestano (Hauer), un medico (De Francovich) e un militare (Alessando Haber).

All’età di ottant’anni il sacerdote, alter ego del regista, scopre di aver sempre voluto bene agli altri attraverso le modalità pratiche dell’amore. Ma che però il modo più profondo di amare è fatto di gratuità e perdono. «È un attimo che arriva alla fine della sua esistenza terrena – spiega Olmi -. Ma può essere il punto di partenza per il futuro del cuore che lo attende».

 

Sabato 13 novembre 2010, 10:25 – Il Giornale.it Tratto da – Olmi: “Ho deciso di tornare a dirigere perché Gesù mi ossessiona” Col regista sul set del “Villaggio di cartone”: una storia su immigrazione, generosità e perdono.

– di Maurizio Caverzan