It’s a wonderful life

Signore, se porterò a buon fine questa missione, potrei avere poi le ali? Sono più di duecento anni che le sto aspettando, e già si comincia a mormorare… dice l’angelo Clarence nel film “La vita è meravigliosa” capolavoro del cinema, diretto e prodotto da F.Capra nel 1946, di cui la critica non riesce ad identificare un genere preciso: drammatico, commedia, fantastico..perchè tutto è dentro questo film americano come nella vita di ciascuno di noi.

Il protagonista George Bailey si trova suo malgrado a decidere di continuare l’attività della modesta cooperativa di risparmio, la Bailey Costruzioni e Mutui, fondata dal padre Peter, il cui fine era quello di prestare denaro agli abitanti più squattrinati della sua città per aiutarli a costruirsi ora una casa, ora un negozio o per l’educazione dei figli, pur sapendo che forse non li avrebbe mai riavuti indietro del tutto.

Il perfido Potter titolare della banca locale, assertore della politica spietata della finanza, alla morte del padre, proporrà di far chiudere quell’impresa fallimentare, “Gli ideali scompagnati dal senso pratico possono rovinare le aziende” dice, ma George in uno scatto di orgoglio e di sfida decide di mantenerla in vita  : “Peter Bailey da morto è molto più ricco di quanto potrete mai esserlo voi da vivo”.

Del resto lo stesso Potter è d’accordo : “Vali più da morto che da vivo.” , dirà per sottolineare l’inutilità economica della sua impresa, finanche dannosa.

George sposa Mary. George: Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo! Vuoi la luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te. Sì, sì, è una buona idea: ti darò la luna, Mary. Mary: L’accetto. E poi? George: Si dissolverebbe in te, e infiniti raggi d’argento brillerebbero nei tuoi occhi, nei tuoi capelli, ti inonderebbero di luce e… ho forse parlato troppo?

Vanno a vivere in una casa semi-diroccata che rimettono a posto ma mai del tutto, perché mancano i soldi, che invece non mancano per la casa dei bisognosi cui offrono doni benauguranti: Mary: Pane… che questa casa non conosca la fame. Sale… perché la vita abbia sempre sapore. George: E vino… la gioia e la prosperità regnino sempre!

Poi però alla vigilia di Natale, lo zio Billy, incaricato di versare in banca 8.000 dollari necessari per onorare una scadenza di pagamento, per sbadataggine perde di vista il denaro appena prima di consegnarlo all’impiegato.

E senza di quelli non c’è possibilità di salvezza. George sprofonda nella disperazione. Torna a casa e maltratta la famiglia. Poi esce nel buio della notte gelata e si dirige verso il fiume. Al ponte decide di farla finita.

Ma insieme a lui si butta un altro uomo : è Clarence Oddbody, un angelo inviato da Dio, il quale si getta nel fiume, ma per mettere in salvo George. Clarence è un angelo di seconda categoria un A.S.C. e infatti non ha ancora messo le ali, per meritare le quali deve commettere una buona azione.

George rifiuta questa rivelazione e maledirà il giorno in cui è nato, ma Clarence mostra a George come sarebbe stato il mondo se lui non fosse mai nato: qui la sequenza memorabile del film. George torna nella realtà ma nessuno lo riconosce. Saluta gli amici ma nessuno lo saluta.

Dopo un primo momento di stupore, la verità emerge : senza di lui, il fratello Harry, eroe di guerra e salvatore di molte vite umane, sarebbe morto annegato da bambino nel lago ghiacciato da cui all’inizio del film George l’aveva a sua volta salvato; il suo vecchio datore di lavoro, il signor Gower, avrebbe passato la vita in galera per l’avvelenamento accidentale di un bambino, lo zio Billy sarebbe stato internato in manicomio, l’amata moglie Mary sarebbe rimasta zitella, non sarebbero nati i suoi quattro figli, la cittadina di Bedford, senza gli sforzi dell’uomo, sarebbe caduta nelle grinfie del potente Potter, il quale l’avrebbe trasformata in un covo di vizio e ribattezzata Pottersville; la vita di molti abitanti e amici di George sarebbe stata miserabile.

Comprendendo così quanto valore e significato abbia avuto la sua esistenza, George cerca Clarence : Clarence! Clarence! Aiutami, Clarence! Fammi tornare indietro! Non m’importa di quello che accadrà: ridammi mia moglie e i miei bambini! Aiutami, Clarence, ti prego! Voglio tornare a vivere!!! Fammi vivere! Ti prego, Dio, fammi vivere ancora!

Così ottiene di poter tornare a vivere di nuovo e corre a casa, desideroso di riabbracciare i suoi cari. La famiglia lo accoglie festosa e ha preparato sul tavolo una cesta per contenere i soldi che stanno arrivando. Gli amici e perfino gli squattrinati che aveva aiutato, avendo saputo del suo stato di disperazione arrivano a casa sua ciascuno con un contributo. Alla fine la cesta strabocca.

A quel punto una campanella dell’albero di Natale suona e Il figlio più piccolo Zuzu che il padre sta tenendo in braccio, indicando la campanella gli dice: Guarda papà, guarda. La maestra dice che quando suona una campana un angelo mette le ali.  E George :.. è vero, è vero..”

F.Capra che considerava il film il migliore da lui stesso prodotto, affermò che il tema centrale della trama riguardava l’importanza dell’individuo e il concetto secondo cui nessun uomo può essere considerato un fallimento.

Egli stesso ebbe a dire : « Il film ha una vita propria e ora posso guardarlo come se non avessi niente a che farci. Sono come il genitore di un figlio diventato Presidente. Sono orgoglioso… ma i meriti sono del ragazzo. Quando iniziai a lavorarci non pensai nemmeno ad una storia natalizia. Mi piaceva semplicemente l’idea ».

Celeberrima rimane la battuta di Clarence : « Strange, isn’t it? Each man’s life touches so many other lives. When he isn’t around he leaves an awful hole, doesn’t he? » (Non è strano? La vita di ogni uomo tocca cosi tante altre vite. Quando egli non c’è lascia un vuoto così spaventoso.. No?”